Via San Donato, 38
40127 BOLOGNA
Tel. 051.24.40.90

S.Messe

Domenica: ore 9 e 11
Lunedì: ore 7 e 18.30
Martedì: ore 7 e 18.30
Mercoledì: ore 7 e 18.30
Giovedì: ore 18.30
Venerdì: ore 18.30
Sabato e prefestivi: ore 18.30

Confessioni

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Programma dal 24 al 31 gennaio 2016

Domenica 24 gennaio,
III del tempo ordinario
6.30 Ufficio delle letture, 8 Lodi, 9.30 Adorazione eucaristica,
11 Messa, 17.30 Rosario, 17.55 Secondi Vespri,
18.30 Messa.
Lunedì 25 gennaio,
Festa della Conversione di S. Paolo
6 Ufficio delle letture, 7 Lodi, 12.40 Ora media, 17.30 Rosario, 17.55 Vespri,
18.30 Messa.
Martedì 26 gennaio,
Ss. Timoteo e Tito
6 Ufficio delle letture, 7 Lodi, 12.40 Ora media, 17.30 Rosario, 17.55 Vespri,
18.30 Messa, 19.15 Lectio Divina, 21 Lectio Divina settimanale a casa di Maria Chiesa.
Mercoledì 27 gennaio,
S. Angela Merici
6 Ufficio delle letture, 7 Lodi,
7.30 Messa, 12.40 Ora media, 17.30 Rosario, 17.55 Vespri,
18.30 Messa, 19.15 Lectio Divina.
Giovedì 28 gennaio,
S. Tommaso d’Aquino
6 Ufficio delle letture, 7 Lodi, 17.30 Rosario, 17.55 Vespri,
18.30 Messa in suffragio di Carmen Longo, 19.15 Lectio Divina.
Venerdì 29 gennaio 6 Ufficio delle letture, 7 Lodi, 12.40 Ora media, 17.30 Rosario, 17.55 Vespri,
18.30 Messa, 19.15 Lectio Divina, 20 Prima lettura domenicale,
21.30 Messa.
Sabato 30 gennaio 16 Confessioni, 17.30 Rosario, 17.55 Primi Vespri,
18.30 Messa prefestiva, 19.15 Lectio Divina.
Domenica 31 gennaio,
IV del tempo ordinario
6.30 Ufficio delle letture, 8 Lodi, 9.30 Adorazione eucaristica,
11 Messa, 17.30 Rosario, 17.55 Secondi Vespri,
18.30 Messa.

Avvisi

Domenica 10 gennaio alle ore 14 si è svolto l’incontro sul tema dell’accoglienza dei profughi. È stato con noi per aiutarci il diacono Mario Marchi, Direttore della Caritas diocesana, che ha presentato le attuali esigenze di ospitalità di profughi ospitati a Bologna presso i Centri di accoglienza straordinari (CAS) sotto la responsabilità della Prefettura. Continueremo a trattare dell’importante argomento nel prossimo incontro mensile, previsto per domenica 7 febbraio.

Dal 18 al 25 gennaio si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema di quest’anno è «Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio» (cf. 1 Pietro 2, 9). Si segnala: domenica 24 alle 18 Vespro in S. Paolo Maggiore via Carbonesi 18.

Venerdì 29 gennaio alle 21.30 viene celebrata l’eucaristia, in aggiunta alla messa vespertina delle ore 18.30. L’orario e l’intenzione, legate alla celebrazione della Decima decennale eucaristica, sono stati proposti e discussi nei mesi scorsi durante la riunione mensile.

Lunedì 1 febbraio Giornata seminariale sul tema dell’immigrazione organizzata dalla Caritas regionale (locandina in bacheca).

Martedì 2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, Giornata della vita consacrata, Messa a Villa Paola alle ore 10 e in Parrocchia alle ore 18.30 con il rito della «Candelora».

Mercoledì 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima: messa alle ore 18.30 con il rito dell’imposizione delle Sacre Ceneri.

Venerdì 12 febbraio: prima stazione quaresimale delle parrocchie della Zona pastorale S. Donato. Alle 18 Confessioni. Alle 18.30 Messa presieduta dall’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi.

Domenica 14 febbraio dalle 15 alle 18 presso il centro culturale islamico di via Pallavicini (Croce del Biacco) il gruppo giovani della nostra parrocchia incontrerà un gruppo di giovani islamici.

 

Notizie dalla parrocchia di S. Egidio

Anno 2016 Numero 5 – sabato 23 gennaio 2016

Carissimi parrocchiani e amici,
oggi vi trascrivo il discorso che Papa Francesco ha rivolto
ai nostri fratelli ebrei domenica 17 gennaio 2016 nella sinagoga di Roma.
Dio vi benedica e vi doni pace.
Don Giuseppe
Cari fratelli e sorelle,
sono felice di trovarmi oggi con voi in questo Tempio Maggiore. Ringrazio
per le loro cortesi parole il Dottor Di Segni, la Dottoressa Dureghello e l’Avvocato Gattegna; e
ringrazio voi tutti per la calorosa accoglienza, grazie! Todà rabbà! Nella mia prima visita a questa

Sinagoga come Vescovo di Roma, desidero esprimere a voi, estendendolo a tutte le
comunità ebraiche, il saluto fraterno di pace di questa Chiesa e dell’intera Chiesa cattolica.
Le nostre relazioni mi stanno molto a cuore. Già a Buenos Aires ero solito andare nelle sinagoghe
e incontrare le comunità là riunite, seguire da vicino le feste e le commemorazioni ebraiche e
rendere grazie al Signore, che ci dona la vita e che ci accompagna nel cammino della storia. Nel
corso del tempo, si è creato un legame spirituale, che ha favorito la nascita di autentici rapporti
di amicizia e anche ispirato un impegno comune. Nel dialogo interreligioso è fondamentale che
ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci
rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare. E nel dialogo ebraico-cristiano
c’è un legame unico e peculiare, in virtù delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani
devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale
comune (cfr Dich. Nostra aetate, 4), sul quale basarsi e continuare a costruire il futuro.
Con questa mia visita seguo le orme dei miei Predecessori. Papa Giovanni Paolo II venne qui
trent’anni fa, il 13 aprile 1986; e Papa Benedetto XVI è stato tra voi sei anni or sono. Giovanni
Paolo II, in quella occasione, coniò la bella espressione “fratelli maggiori”, e infatti voi siete i
nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede. Tutti quanti apparteniamo ad un’unica
famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo. Insieme, come
ebrei e come cattolici, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità per questa città,
apportando il nostro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi
problemi attuali. Mi auguro che crescano sempre più la vicinanza, la reciproca conoscenza e la
stima tra le nostre due comunità di fede. Per questo è significativo che io sia venuto tra voi
proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza Episcopale Italiana celebra la “Giornata del
dialogo tra cattolici ed ebrei”. Abbiamo da poco commemorato il 50º anniversario della

Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II, che ha reso possibile il dialogo sistematico
tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. Il 28 ottobre scorso, in Piazza San Pietro, ho potuto salutare
anche un gran numero di rappresentanti ebraici, e mi sono così espresso: «Una speciale
gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi cinquant’anni
il rapporto tra cristiani ed ebrei. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e
benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli. Il Concilio, con la
Dichiarazione Nostra aetate, ha tracciato la via: “sì” alla riscoperta delle radici ebraiche del
cristianesimo; “no” ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria,
discriminazione e persecuzione che ne derivano». Nostra aetate ha definito teologicamente per
la prima volta, in maniera esplicita, le relazioni della Chiesa cattolica con l’ebraismo. Essa
naturalmente non ha risolto tutte le questioni teologiche che ci riguardano, ma vi ha fatto
riferimento in maniera incoraggiante, fornendo un importantissimo stimolo per ulteriori,
necessarie riflessioni. A questo proposito, il 10 dicembre 2015, la Commissione per i rapporti
religiosi con l’ebraismo ha pubblicato un nuovo documento, che affronta le questioni teologiche
emerse negli ultimi decenni trascorsi dalla promulgazione di Nostra aetate. I
nfatti, la dimensione teologica del dialogo ebraico-cattolico merita di essere sempre più approfondita, e
desidero incoraggiare tutti coloro che sono impegnati in questo dialogo a continuare in tal
senso, con discernimento e perseveranza. Proprio da un punto di vista teologico, appare
chiaramente l’inscindibile legame che unisce cristiani ed ebrei. I cristiani, per comprendere sé
stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la
salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore
costante e fedele di Dio per Israele. Insieme con le questioni teologiche, non dobbiamo perdere
di vista le grandi sfide che il mondo di oggi si trova ad affrontare. Quella di una ecologia integrale
è ormai prioritaria, e come cristiani ed ebrei possiamo e dobbiamo offrire all’umanità intera il
messaggio della Bibbia circa la cura del creato. Conflitti, guerre, violenze ed ingiustizie aprono
ferite profonde nell’umanità e ci chiamano a rafforzare l’impegno per la pace e la giustizia. La
violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in
particolare con le tre grandi religioni monoteistiche. La vita è sacra, quale dono di Dio. Il quinto
comandamento del Decalogo dice: «Non uccidere» (Es 20,13). Dio è il Dio della vita, e vuole
sempre promuoverla e difenderla; e noi, creati a sua immagine e somiglianza, siamo tenuti a
fare lo stesso. Ogni essere umano, in quanto creatura di Dio, è nostro fratello,
indipendentemente dalla sua origine o dalla sua appartenenza religiosa. Ogni persona va
guardata con benevolenza, come fa Dio, che porge la sua mano misericordiosa a tutti,
indipendentemente dalla loro fede e dalla loro provenienza, e che si prende cura di quanti
hanno più bisogno di Lui: i poveri, i malati, gli emarginati, gli indifesi. Là dove la vita è in
pericolo, siamo chiamati ancora di più a proteggerla. Né la violenza né la morte avranno mai
l’ultima parola davanti a Dio, che è il Dio dell’amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con
insistenza affinché ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in
ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita.
Il popolo ebraico, nella sua storia, ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo
sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Sei milioni di persone, solo perché appartenenti
al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie, perpetrata in nome di
un’ideologia che voleva sostituire l’uomo a Dio. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e
bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero
ricordarli con il cuore, in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime
non devono mai essere dimenticate. E il passato ci deve servire da lezione per il presente e per
il futuro. La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire
tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace. Vorrei esprimere la mia vicinanza
ad ogni testimone della Shoah ancora vivente; e rivolgo il mio saluto particolare a voi, che siete
qui presenti. Cari fratelli maggiori, dobbiamo davvero essere grati per tutto ciò che è stato
possibile realizzare negli ultimi cinquant’anni, perché tra noi sono cresciute e si sono
approfondite la comprensione reciproca, la mutua fiducia e l’amicizia. Preghiamo insieme il
Signore, affinché conduca il nostro cammino verso un futuro buono, migliore. Dio ha
per noi progetti di salvezza, come dice il profeta Geremia: «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro
riguardo – oracolo del Signore – , progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro
pieno di speranza» (Ger 29,11). Che il Signore ci benedica e ci protegga. Faccia splendere il suo
volto su di noi e ci doni la sua grazia. Rivolga su di noi il suo volto e ci conceda la pace (cfr Nm
6,24-26). Shalom alechem

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